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14. Candaparittaṁ

Rāhunā gahito Cando, mutto yassānubhāvato,

sabbaveribhayaṁ nāsaṁ parittaṁ taṁ bhaṇāmahe.

Evaṁ me sutaṁ:

ekaṁ samayaṁ Bhagavā Sāvatthiyaṁ viharati

Jetavane Anāthapiṇḍikassa ārāme.

Tena kho pana samayena candimā devaputto rāhunā asurindena gahito hoti. In quell’occasione il dio della Luna era stato catturato da Rāhu, il signore dei titani.

Atha kho candimā devaputto bhagavantaṁ anussaramāno tāyaṁ velāyaṁ imaṁ gāthaṁ abhāsi: Allora il dio della Luna, richiamando alla mente il Buddha, in quell’occasione recitò questo versetto:

“Namo te buddha vīratthu, “Lode a te, Buddha, eroe!

vippamuttosi sabbadhi; Tu sei libero in ogni modo possibile.

Sambādhapaṭipannosmi, Sono caduto in prigionia:

tassa me saraṇaṁ bhavā”ti. sii mio rifugio!”

Atha kho bhagavā candimaṁ devaputtaṁ ārabbha rāhuṁ asurindaṁ gāthāya ajjhabhāsi: Allora il Buddha si rivolse a Rāhu in poesia riguardo al dio della Luna:

“Tathāgataṁ arahantaṁ, “Nel Realizzato, nel perfetto

candimā saraṇaṁ gato; il dio della Luna ha preso rifugio;

Rāhu candaṁ pamuñcassu, Quindi, Rāhu, rilascia la Luna,

buddhā lokānukampakā”ti. I Buddha hanno premura nei confronti del mondo”.

Atha kho rāhu asurindo candimaṁ devaputtaṁ muñcitvā taramānarūpo yena vepacitti asurindo tenupasaṅkami; upasaṅkamitvā saṁviggo lomahaṭṭhajāto ekamantaṁ aṭṭhāsi. Allora Rāhu, avendo rilasciato la Luna, corse da Vepacitti, signore dei titani, e rimase a lato, scioccato e impressionato.

Ekamantaṁ ṭhitaṁ kho rāhuṁ asurindaṁ vepacitti asurindo gāthāya ajjhabhāsi: Vepacitti si rivolse a lui in poesia:

“Kiṁ nu santaramānova, “Perché tanta fretta?

rāhu candaṁ pamuñcasi; Rāhu, hai rilasciato la Luna

Saṁviggarūpo āgamma, e sei venuto qui in shock:

kiṁ nu bhītova tiṭṭhasī”ti. perché te ne stai lì così spaventato?”

“Sattadhā me phale muddhā, “La mia testa sarebbe esplosa in sette pezzi,

jīvanto na sukhaṁ labhe; non avrei trovato felicità nella vita,

Buddhagāthābhigītomhi, se, incantato dal versetto del Buddha,

no ce muñceyya candiman”ti. non avessi rilasciato la Luna”.
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